Lingotto ’17: tornare a casa per ripartire insieme

Dopo un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore.”

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi

così Alessandro Manzoni, concludendo I Promessi Sposi, ci insegna che non tutti i mali vengono per nuocere.

l’iniziativa del Lingotto, dopo tre mesi dall’esito del referendum, arriva come il cacio sui maccheroni. Una sconfitta subita per un grave errore strategico del Segretario Renzi che se ne è assunta tutta la responsabilità, dimettendosi ma rimettendosi in gioco. Con la tre giorni torinese, infatti, il segretario in pectore ricomincia il gioco con diversi aggiustamenti, a cominciare dall’utilizzo del “Noi” piuttosto che dell’ “Io” perché, come ha ricordato il collega Matteo Richetti, “Una comunità perde insieme e si rialza insieme”.

Una nuova squadra, un nuovo progetto per rivedere e completare le riforme iniziate con i mille giorni di governo. I militanti del Patito Democratico, “eredi e non reduci” delle più grandi tradizioni democratiche e riformiste del nostro Paese, hanno la forza di ritrovarsi ancora centrali nel più grande progetto politico europeo: un centrosinistra di governo.

La passione dei circa 5 mila partecipanti giunti (a proprie spese) da tutta Italia, dimostra la serietà e l’affezione al metodo democratico, che ben si distingue dalla “democrazia virtuale” dei 20 click che ha consentito, e ancora consente, a qualcuno di accedere alle cariche rappresentative. Per noi la democrazia è una cosa seria, è una testimonianza, è un metodo faticoso ma ancora insostituibile per rappresentare i cittadini nelle istituzioni.

Lo dimostrano i contenuti dei dodici tavoli tematici. Personalmente, ho partecipato e portato il mio contributo al workshop ‘Fare Partito: Organizzazione, Formazione, Comunità’ coordinato dal Segretario Metropolitano del Partito Democratico Milanese Pietro Bussolati, dove ho voluto sottolineare la necessità, per il PD, di dotarsi di un progetto formativo, stabile, diffuso e popolare; condizione che giudico tra quelle indispensabili per sconfiggere l’attuale populismo dilagante nel nostro Paese.

Quello che è mancato in questi 10 anni al Partito Democratico è infatti un grande e qualificato investimento sulla formazione popolare. C’è da dire che negli ultimi tre anni si è iniziato un apprezzabile investimento sulla ‘formazione universitaria alla politica’ che può e deve comunque proseguire.

Tuttavia, quello che ho proposto, è un progetto che investe tutti i livelli del partito e non solo alcune province volenterose. Penso ad una formazione annuale, che coinvolga tutti i territori e tutti i circoli con metodi innovativi, per sviluppare – al fianco delle tecnicalità dell’amministrazione locale – anche i valori e i principi ispiratori delle culture del socialismo democratico, del cattolicesimo democratico-sociale, del liberalismo e della cultura della sostenibilità ambientale, e motivare così politici e amministratori ben preparati al loro servizio. Senza dimenticare le opportunità oggi offerte dalla rete, nuove proposte sono state annunciate dallo stesso Renzi nel suo intervento di venerdì come la nuova piattaforma ‘Bob’ e le sue derivazioni.

Uno sforzo collettivo della comunità partito e delle sue migliori risorse mobilitate sui territori per una preparazione completa del nuovo gruppo dirigente che, auspicabilmente, inizi dall’esperienza locale.
Questo progetto, inoltre, non deve racchiudersi esclusivamente in una decina di incontri/conferenza ma deve contemporaneamente cedere protagonismo ai partecipanti per organizzare le tre feste della primavera italiana all’impegno civile: 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno.

Infine, promuovere quelli che un tempo si chiamavano campi estivi (ora più note come summer schools). Province e zone unite nell’impegno organizzativo (in qualche luogo significativo) di momenti finalizzati a rafforzare i legami della convivialità e quelli delle competenze, in una virtuosa comunità politica.