PD: il partito sospeso

Il “demone della sinistra”, come dice Veltroni, è nel nostro DNA oppure la sinistra democratica italiana sta attraversando la sua adolescenza?

Nei paesi a democrazia solida e dell’alternanza esistono dei partiti di sinistra unitari chiamati di norma partiti socialisti e democratici (in USA da 180 anni, in Germania da 150 anni, in GB da più di 100 anni). In Italia, dopo una fatica durata 60 anni, appena 10 anni fa, siamo riusciti ad unire le varie sinistre democratiche (socialista, cattolica, liberale, repubblicana e ambientalista democratica) in un unico soggetto chiamato Partito Democratico.

Qualcuno, con lo sguardo rivolto verso il passato ideologico, non ha voluto e non vuole condividere questo progetto. E’ il “demone della sinistra” (citato da Walter Veltroni nel suo bellissimo intervento in assemblea) che ancora compare per dividere. E come dargli torto, basta digitare su wikipedia i termini “partiti di sinistra in Italia” per vedersi comparire 15 sigle diverse.

Ma il PD è stato concepito come progetto del futuro, dove le radici del passato alimentano ciò che oggi ci unisce, diversamente dai troppi personalismi (vera causa del frazionismo) che annebbiandoci la vista, ci fanno dimenticare le conseguenze: l’avvento di destre e populismi. E’ sempre stato così!

E’ tempo della responsabilità quindi. Nei momenti difficili, al di là delle proprie ragioni, ognuno compie un passo indietro, per salvare un’unità faticosamente costruita. Sono momenti, questi, in cui la visione del tutto deve superare il particolare.

Vivendo l’esperienza della politica territoriale posso confermare inoltre, quanto dichiarato dal Ministro Franceschini nel suo intervento. Per i militanti dei nostri circoli infatti, certe divisioni ideologiche sono state nettamente superate. E’ il contatto quotidiano col paese reale fatto di bisogni concreti, la cui risposta non può essere la ‘rivoluzione socialista’. Ed è per questi motivi che nei grandi momenti della vita di un partito (quale è stata l’assemblea di ieri) particolare attenzione dei dirigenti deve essere dedicata alla responsabilità delle proprie azioni. Mi riferisco alla spinta scissionista, che può intaccare negativamente anche quelle esperienze territoriali dove il Partito Democratico ha dato prova di straordinaria coesione e dinamicità nell’interpretare il nostro tempo, Milano un esempio tra tutti.

Altro punto da non dimenticare, riguarda il sostegno del nostro partito al Governo guidato da Paolo Gentiloni. La preoccupante questione economica e del lavoro, i diversi provvedimenti del Governo e quelli giacenti in Parlamento (lo stanziamento di 1.800 miliardi per il contrasto alla povertà, i decreti attuativi della legge sul ‘dopo di noi’, la riforma del terzo settore, la legge per lo ius soli, ecc…) hanno bisogno di un esecutivo che sia nel pieno esercizio delle sue funzioni. Di quale credibilità godrebbe, nei cittadini e nel panorama internazionale, un Paese con un Governo la cui ‘sopravvivenza’ è minacciata dallo stesso partito che lo sostiene? Almeno su questo punto, ieri, in assemblea, si sono sentite parole di chiarezza.

Domani la direzione nazionale, ancora qualche ora per riflettere, incontrarsi, dialogare e, si spera, far sintesi. Alla porta c’è una base ancora incredula che chiede unità e responsabilità.

Non ci resta che pazientare quindi, come diceva J.J. Rousseau “la pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce”. Sarà così?