Elezioni subito? Con quale legge elettorale? Con quale PD?

L’irresponsabile leggerezza con cui si annunciano elezioni subito, ci pone di fronte ad un’unica realtà rappresentata dalle due leggi elettorali esistenti: il Consultellum per il Senato e l’Italicum corretto dalla recente sentenza della Corte Costituzionale per la Camera. Ora, che queste non presentino l’omogeneità richiesta dal Presidente Mattarella e la conseguente certezza di ingovernabilità sono un fatto.
Alla Camera c’ è un premio per la lista, al Senato ci sono le coalizioni. Le soglie di sbarramento sono diverse: il 3% alla Camera, l’8% al Senato percentuale che può ridursi in caso di coalizione se si supera il 20%, quindi in condizioni diverse. Alla Camera la doppia preferenza di genere, al Senato la preferenza unica. Alla Camera votano i diciottenni, al Senato dai 25 anni in su (circa 4Milioni di elettori di differenza).
Infine i capilista nominati alla Camera con pluricandidatura con sorteggio (da eliminare secondo il mio parere) non sono previsti per il Senato.
I collegi regionali al Senato inoltre, rendono la preferenza unica accessibile ai soli ricchi e facoltosi.
Insomma bisogna sedersi intorno a un tavolo, trovare le soluzioni che la politica dovrà mettere insieme per ridurre tutte le differenze che determinano le probabilità di maggioranze non eguali e non omogenee tra le due camere. Il Parlamento, i gruppi, i partiti devono fare in modo di superare le differenze: si può fare in un giorno, in un mese, o nel tempo necessario per trovare una condivisione.
Queste riflessioni mi sembrano perfettamente in sintonia con quanto affermato dal Presidente della Repubblica Mattarella quando ha detto: “è necessario dotare il nostro Paese di leggi elettorali, per la Camera e per il Senato, che non siano, come in questo momento, l’una maggioritaria e l’altra assolutamente proporzionale ma siano omogenee e non inconciliabili fra esse”.
Dal punto di vista istituzionale, queste sono, a mio parere, alcune questioni inconfutabili attinenti alla legge elettorale. Il resto è demagogia.

Sul piano politico, sono in campo alcune considerazioni che mettono in questione alla radice la validità della scelta per le elezioni immediate. Siamo così sicuri che sia una scelta giusta e ponderata quella di stressare gli italiani con altri sei mesi di campagna elettorale dopo un anno e mezzo di scontro frontale sul referendum?
Inoltre, questa scelta (il voto ad aprile o a giugno) ha una conseguenza stringente: da febbraio il governo Gentiloni andrebbe sostanzialmente in naftalina così come l’attività parlamentare. La lezione che traiamo dalla sconfitta sul referendum è quella di ricercare un’immediata rivincita con un’altra elezione? Ma il 60 a 40 del referendum non ha messo in evidenza che esiste anche un’area di sofferenza sociale e di difficoltà economica alla quale invece il governo Gentiloni dovrebbe cercare di dare qualche risposta?
Da un lato le imprese e gli investimenti (vedi le tematiche espresse dal Ministro Calenda) dall’altro lato i giovani e le aree di più marcata sofferenza sociale.
Francamente rinunciare a offrire una risposta sul terreno economico-sociale al risultato del referendum, per darne, invece, una tutta politicista (elezioni subito) significa correre il rischio di mettere in atto una sorta di accanimento terapeutico nei confronti di chi lo fa.

Un ultimo punto. Da qui a Giugno l’Italia ha numerosi appuntamenti internazionali da gestire. Con l’Europa inoltre, abbiamo un contenzioso riguardante il rischio di una dichiarazione di procedura di infrazione. Condividiamo a questo proposito la ferma risposta data dal presidente del Consiglio Gentiloni che implica però una battaglia di non poco conto a livello europeo. Ebbene, riteniamo di affrontare una battaglia così impegnativa con un governo dimezzato perché gli sono stati dati gli otto giorni?

Il Partito Democratico, che da sempre ritengo politicamente “un capolavoro” nello scenario politico nazionale, è rimasto l’unico partito democratico e di comunità. Un progetto ancora non del tutto compiuto, ma solido ed affidabile e con una chiara connotazione di centrosinistra. Un partito moderno che può condurre il paese nelle sfide della modernità globale. In questo periodo difficile ed inflazionato da irresponsabili ed inconcludenti populismi, il PD è la forza politica centrale per condurre fuori dalla crisi sociale ed economica l’Italia.

A tutti i democratici ed in particolare ai responsabili del partito, in questo momento delicato è richiesto quel senso di responsabilità da veri dirigenti per salvare l’unità del partito con un confronto serio ed approfondito. Primarie, congresso e tutto quello che ci vuole per rimanere uniti e per non deludere quelle migliaia di persone che come me hanno creduto e credono in questo “partito comunità” che è ancora il PD.