Dare una mano a Roma

“Ricordati questo: c’è una adeguata dignità e misura da osservare nella esecuzione di ogni atto della vita”.
“Non discutere più di come debba essere l’uomo per bene, ma siilo!”

(Marco Aurelio)

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di Maria Pia Garavaglia, Senatrice, già Vicesindaco di Roma.

Non se ne può più… Non c’è canale televisivo che non ripeta la storia del “marziano” Marino.
È diventato sindaco perché ha vinto le primarie! Bene: se si vuole, si può ripetere il copione.
Prima ancora del “coccodrillo” politico è scattato il toto nomine per il commissario, per i candidati, ecc. ecc. C’è qualcuno che pensa che si aumenti l’audience? Al massimo si appassionano i soliti invitati ai talk show e i giornalisti addetti ai lavori.
La politica e i politici se non riprendono il loro ruolo, con decoro e competenza, non interessano più, e da tempo: basta ricontrollare le astensioni!
Non dice niente – a contrariis – che anche lo sport più corrotto (Blatter, Platini) e dopato (Lance Armstrong) invece non perde consenso? Perché rimane la passione e la speranza che si può contare su nuovi campioni e nuove stagioni (US Open).
Alla politica manca la passione e l’appartenenza. E politici competenti.
Bisogna ripartire da qui e non dalle primarie che (come le parlamentarie) mettono a confronto candidati a prescindere. Forse si potrebbero fare tra persone che possono esibire stessa competenza, stesso curriculum, ecc.
Comunque tocca ai partiti ricostruire la fiducia, assumendosi la responsabilità della selezione della dirigenza politica, del programma da proporre all’opinione pubblica per farsi votare, per sostenere l’attuazione del programma.
Le primarie dimostrano l’incapacità dei partiti di individuare i candidati idonei; e in tal modo si sprigiona la fiera delle vanità e dei dilettanti allo sbaraglio. Si invocano manager, imprenditori e persone che, comunque, non hanno mestiere politico.
Sì, mestiere, non professione. Questa bisogna averla, altrimenti si fa politica perché non si ha una occupazione. Dovrebbero, anzi, dedicarsi al Paese, ai vari livelli istituzionali, coloro che sono già professionalmente affermati, altrimenti per alcuni si finisce per pensare solo alla carriera, ai vitalizi… Anche questo, però, è un argomento da trattare più seriamente che con demagogia populista.
La nuova classe dirigente, tuttavia, non si improvvisa; serve l’affiancamento, l’esempio, la testimonianza, il consiglio, una specie di tirocinio in varie fasi e situazioni. Ci sono consulenze naturali e gratuite, per esempio gli ex parlamentari (c’è una Associazione). È che si è istillato nell’opinione pubblica un sentimento anti ex, come se fosse una colpa essere stati eletti dal popolo italiano. Io ne sono molto fiera. En passant, varrà la pena di ricordare che tra le personalità più ragguardevoli, veri esperti dei vari settori, sul piano nazionale e internazionale, si annoverano ex parlamentari..
Ci sono tante brave persone, ci mancherebbe! Ma non basta, perché l’onestà è prerequisito e non il solo requisito per assumere responsabilità pubbliche. È il rispetto dei cittadini, della dignità delle istituzioni e di se stessi che esige competenza, lealtà, rigore, austerità.
La città di Roma, la capitale del Paese, merita rispetto, considerazione, responsabilità da parte dei partiti che esprimo i suoi amministratori.
Ho conosciuto quanto bisogna amarla, conoscerla nel profondo, servirla senza sosta. È un grande onore. Il Campidoglio è meta di ogni personalità che giunga in visita, formale o privata, a Roma, ma è anche la casa dei Romani che scalano il Colosseo per protestare o si incatenano al Marco Aurelio per chiedere una casa, o delle associazioni che vogliono far sentire la loro voce. Non serve la captatio benevolentiae andando in bici o a piedi per la città. Piuttosto occorre usare i mezzi che fanno lavorare meglio, che fanno risparmiare tempo nei trasferimenti, non creino impacci ai collaboratori, alle scorte, consentano di conoscere meglio la città. I cittadini apprezzano la soluzione dei loro problemi più che demagogiche performance.
A Roma bisogna stare negli eventi mondani e visitare le borgate, stare vicino nei dolori familiari o condividere le gioie: celebrare matrimoni e assistere a funerali, di eroi o di poveracci. Non basta essere magistrati o rappresentanti della cosiddetta società civile (come non mi piace questa espressione!).
Abbiamo esempi in abbondanza per evitare errori.
Per ora il problema riguarda il commissariamento. L’imminente Giubileo non deve essere strumentalizzato per giochi che la politica non sa condurre e che possono solo irritare ancor di più Oltretevere.
I commissari devono essere nominati seconde le norme vigenti e il futuro deve essere organizzato con fair play tra le forze politiche, perché Roma, per tutte loro, non è un boccone facilmente digeribile. A qualsiasi candidato gioverà ripartire dopo la cura del commissariamento, per cui sarebbe utile non inquinare il Giubileo con la campagna elettorale e attendere il 2017 per le elezioni. Si ricordi la vicenda di Bologna dove un commissario della qualità di Anna Maria Cancellieri ha preparato il terreno per l’ordinata successiva amministrazione.
So bene che sarebbe una lunghissima campagna elettorale da ora ad allora; ma possiamo immaginare i comizi e le attività di campagna elettorale, nel bel mezzo del Giubileo?! Credo serva un’ intesa per una norma che lo consenta.
Infine la politica si riprenda dignità: le gogne che negli ultimi mesi e giorni hanno infangato persone e istituzioni sono intollerabili e indegne del minimo senso civico. Marino esce di scena e non sia inseguito da giudizi di piazza. Se c’è qualcosa di rilevante per i magistrati, c’è tempo e luogo per intervenire. Che ci siano tifosi e avversari appartiene alla dialettica. L’insulto e le umiliazioni sono, invece, ingredienti perfetti per diseducare alla passione civile e imbarbarire la società. Gassman ha suggerito come dare una mano a Roma. Non credo sia solo un’esortazione simbolica. Se ciascuno di noi pulisce davanti a casa, non sporca per terra, non sosta in seconda fila, rispetta le regole, avremmo una città diversa, che ci innamora e che ameremmo e che renderebbe i suoi amministratori orgogliosi e responsabili di tanto valore.