Finita l’adolescenza anche la democrazia diventa matura

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Italicum

Il 4 maggio la Camera ha approvato, in via definitiva, il testo di riforma del sistema di elezione della Camera dei deputati, il cosiddetto Italicum.

Una legge che ho votato con convinzione e che entrerà in vigore a decorrere del primo luglio 2016 (per dare tempo al Parlamento di concludere il percorso di Riforma Costituzionale per il superamento del bicameralismo paritario ad oggi approvata in prima lettura) frutto di un dibattito durato quarant’anni, ma che finalmente garantirà alla lista che avrà ottenuto il maggior numero di consensi la possibilità di governare per una legislatura completa, eliminando così il “ricatto” dei piccoli partiti che fino ad oggi hanno rappresentato e continuano a rappresentare per molti governi l’ago della bilancia.

Premio di maggioranza alla lista e non più alla coalizione, ballottaggio tra le due liste che raggiungeranno il maggior numero di consensi nel caso nessuna arrivi a prendere il 40% per la vittoria al primo turno, ritorno alla preferenza (doppia) uomo e donna, cento capilista bloccati (per quanto riguarda il Pd il Segretario Matteo Renzi ha già dichiarato che saranno espressione del collegio che andrà ad eleggerli).

L’Italicum è una norma che è stata al centro del dibattito e sottoposta a molti passaggi della vita democratica dei partiti e delle istituzioni: discussa in partito, è stata approvata in prima lettura alla Camera, modificata al Senato, tornata al vaglio della direzione nazionale del Pd, votata dall’assemblea dei parlamentari democratici e infine approvata definitivamente in seconda lettura alla Camera. La legge inoltre ha avuto il via definitivo dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 6 maggio ha apposto la sua firma senza fare osservazioni. Va qui ricordato che l’attuale Presidente della Repubblica, fu tra i Giudici della Corte Costituzionale che deliberò la sentenza, dichiarando ufficialmente l’illegittimità del “Porcellum”. 

Fatta questa dovuta premessa, mi preme qui richiamare l’editoriale di Eugenio Scalfari apparso sul quotidiano “La Repubblica” di domenica 10 maggio che titolava “L’Inghilterra l’Europa Ciampi Napolitano e Narciso”. Sulla legge elettorale e la riforma del Senato, Scalfari, parla di “pericoli d’una tentazione autoritaria” e cita il politologo francese Marc Lazar che sempre su “La Repubblica” ha definito le riforme portate avanti da questa maggioranza di “democrazia esecutiva anziché parlamentare”. Io penso che alla democrazia non si possano attribuire aggettivi imperativi, ma piuttosto caratteristiche inerenti il tempo in cui essa viene esercitata. Oggi, ad esempio, la democrazia italiana rispetto a quella statunitense è deficitaria nelle tempistiche decisionali, quella statunitense invece ha un deficit nella partecipazione. Qual è quindi l’aggettivo che si può attribuire alla democrazia del nostro paese dopo quarant’anni di faticoso dibattito sulle riforme costituzionali ed elettorali? 

Per me una risposta sta nel passaggio da una democrazia adolescente ad una democrazia adulta e stabile, in grado di mantenere le caratteristiche partecipative delle/i cittadine/i, una rappresentanza parlamentare autorevole e una capacità decisionale in tempi ragionevolmente brevi che la modernità in cui viviamo ci chiede ed a cui non possiamo sottrarci. (pena la marginalità vissuta dal tentativo di una “seconda Repubblica” mai nata).

Ecco come sarà la scheda elettorale per l’elezione della Camera dei deputati quando l’Italicum entrerà in vigore

Ecco come sarà la scheda elettorale per l'elezione della Camera dei Deputati quando l'Italicum sarà in vigore