Riforma costituzionale, un passo decisivo

13580658_1084934511577218_8860920316700230513_oIn questi ultimi tre anni di politica interna, si sono approvate riforme strutturali nel nostro paese, attese da diversi decenni.
Per cambiare verso ad una dinamica socio – politica statica, arrugginita ed in oggettiva difficoltà di sviluppo, la sfida non è facile. Le motivazioni di questa situazione sono molteplici: ad iniziare da quelle ideologiche, a quelle dello status quo per finire con quelle della corruttela diffusa. Cambiare verso in tutti i settori ad iniziare da quello politico, sociale, economico e civile (nessuno si deve sentire escluso), in Italia, è un’impresa impegnativa, quasi una rivoluzione culturale.
Tuttavia, anche con i limiti dovuti alla velocità intrapresa, questo governo e questo parlamento ci hanno provato nei diversi settori. Nonostante le difficoltà ereditate, dal lungo periodo successivo, in cui si viveva sopra le possibilità, rimandando ad un debito che qualcuno poi avrebbe pagato (cioè le generazioni future) poi la crisi economica internazionale del 2007/8…
Certo che si deve criticare il governo per fare sempre meglio, ma in questi tre anni l’Italia è diventata più credibile nel mondo ed in Europa. Il PIL da negativo è passato positivo, stiamo recuperando molto terreno perduto e recuperando fiducia in noi stessi. Insomma ancora orgogliosi del Made in Italy.

Ora però è dovere puntualizzare la riforma costituzionale che può rendere il nostro stato e le nostre istituzioni locali, regioni e comuni, più efficienti e rappresentati. Vorrei concludere questo post, con un invito, quello di prendere coscienza dell’importanza strategica ed improcrastinabile dell’ammodernamento della macchina statuale della nostra Repubblica (in discussione da 33anni), in quanto: la ripetizione che due camere  facciano lo stesso lavoro non è più accettabile. Ridurre il costo della politica è doveroso. Rappresentare le regioni ed i comuni in una camera propria, togliendo l’abnorme  contenzioso alla Corte Costituzionale, è efficiente e concretamente sussidiario. Abolire il CNEL e le province è intelligente ed economico. Obbligare a tempi certi determinate leggi parlamentari per la loro urgenza è il modo per evitare la stortura giuridica dell’attuale decretazione d’urgenza governativa. Prevedere l’obbligatorietà della discussione, approvazione o bocciatura delle proposte di legge d’ iniziativa popolare è correttezza e ridare dignità alla partecipazione attiva e responsabile dei cittadini. Aggiungere al referendum abrogativo anche quello propositivo e d’indirizzo è credere nella cittadinanza propositiva. Penalizzare (e commissariare) le regioni col bilancio economico in dissesto e premiare quelle virtuose è equo e giusto…

Ora non ci addentriamo nei contenuti  della legge elettorale, è prematuro,  in quanto sull’ “Italicum” la Corte Costituzionale si esprimerà  nel prossimo ottobre; dopo di che, penso che una riflessione ed approfondimento di tutti sulla legge elettorale sia non solo opportuna ma obbligatoria. Ora vi saluto con affetto augurando a tutti voi ed alle vostre famiglie, delle serene e buone vacanze.

Un abbraccio ed arrivederci a Settembre con i comitati territoriali per il Sì!